Agricoltura e Irrigazione, essere smart per stare al passo!

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Nel corso dell’ultimo anno, la problematica del cambiamento climatico è entrata in modo preponderante in tutti gli aspetti del quotidiano. E l’agricoltura non può certo fare eccezione.

Tradizione, tecnica, adattabilità. Questi i cardini al centro della terza giornata di Watec Italy, organizzata in collaborazione con l’Associazione Regionale Consorzi Gestione e Tutela del Territorio e Acque Irrigue della Lombardia.

È Dubi Segal, esperto israeliano della Netafim, ad aprire il dibattito, sottolineando come la tecnologia debba entrare di diritto anche nel management dei campi coltivati e non solo per essere all’avanguardia.
Passare dalla comune irrigazione a scorrimento ad una a goccia, ad esempio, consentirebbe di produrre, a parità di acqua impiegata, oltre tre volte la quantità odierne. Un vantaggio che certo non si può ignorare in un futuro in cui le richieste alimentari non faranno che crescere, al contrario delle risorse disponibili.

Sviluppare nuove tecniche, certo, ma guardando con rispetto al nostro passato, soprattutto in una realtà ricca di storia come la Pianura Padana, da sempre cuore pulsante dell’agricoltura in Europa.

Come ricorda Marco Ruffini, del Consorzio Naviglio Città di Cremona, l’esteso reticolo di canali presente nel territorio da più di sette secoli non solo ha permesso lo sviluppo di agricoltura, allevamento e servizi, ma è diventato un vero e proprio simbolo della regione, rappresentando una realtà quasi unica nel continente.

Concentrarsi sul risparmio della dotazione idrica non sarà però facile, commenta Paolo Micheletti, DUNAS, perché l’acqua che va in prima falda durante l’irrigazione a scorrimento (e che, perciò, sembra apparentemente  “sprecata”) è invece una risorsa essenziale per il terreno, soprattutto da un punto di vista chimico. Anche in agricoltura, del resto, nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.

 

Non si deve per forza condannare il sistema di irrigazione attuale, interviene Paolo Mannini, del Canale Emiliano Romagnolo, ma è decisamente arrivato il momento di compiere una rivalutazione delle tecniche, che porti insieme all’acqua anche l’informazione e la conoscenza per farne un uso innovativo e sostenibile.

La ricerca scientifica deve essere svolta su tutte le fasi del processo, continua, concentrandosi soprattutto sul trasporto, dove avviene la maggior parte dello spreco della preziosa risorsa.

L’analisi della tematica da un punto di vista globale è, invece, compito di Federica Matteoli e Julian Schnetzer, della F.A.O., per i quali centrale è lo sviluppo di una consapevolezza mondiale sull’impatto che l’agricoltura ha sul riscaldamento globale. Solo attivandosi in maniera conscia, specificano, sarà possibile intervenire positivamente sul fenomeno.

Si parla perciò di Climate-Smart Agriculture (CSA), approccio volto al riorientamento e allo sviluppo sostenibile di questo settore, antico quanto l’uomo. Contestualizzare, analizzare, finanziare e cooperare diventano azioni chiave per raggiungere qualsiasi realtà, dalla grande azienda della Pianura Padana, al piccolo agricoltore dell’Uganda.

Gestione, monitoraggio e adattamento devono andare di pari passo in questo processo, sottolinea Claudio Gandolfi, dell’Università degli Studi di Milano, perché senza un giusto inquadramento degli interventi da compiere non si va da nessuna parte.

In questo mondo sempre più frenetico e fragile, stare al passo con i tempi è una necessità incalzante. Siamo tutti chiamati ad essere protagonisti, in maniera continua e consapevole. E tu, sei Smart?

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