Acque reflue depurate, i nodi da sciogliere

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I dibattiti che hanno animato Watec Italy 2019 hanno dato ampio spazio ad un tema caldo come il reimpiego delle acque e dei materiali che escono dagli impianti di depurazione. Questione delicata non solo sotto il profilo ambientale, ma soprattutto legale, perché il quadro normativo “è decisamente complesso – ricorda Anabela Rebelo, senior officer del Departimento de Recursos Hidricos dell’Agenzia portoghese per l’ambiente – e diversificato in ogni Paese, rendendo estremamente complessa la messa a punto del regolamento europeo che dovrà normare il settore”. I tempi? Anabela Rebelo è ottimista e pensa che nel 2020 il testo verrà pubblicato, dando però ai Paesi membri tempi di applicazione variabili che potrebbero oscillare dai 2 ai 5 anni.

“Questioni legali a parte – spiega a Cremona Jorge Tarchitzky, della Hebrew University di Gerusalemme e Chairman della ISO/TC282/SC1, uno dei massimi esperti mondiali del comparto – occorre un approccio concreto al tema del reimpiego delle acque reflue in chiave agricola visto che il settore primario assorbe in tutto il mondo la quota principale delle risorse idriche disponibili e che, per garantire i necessari alimenti ad una popolazione mondiale in forte crescita, è indispensabile affrontare concretamente l’inquadramento delle acque reflue depurate, senza temporeggiare ulteriormente”.

Le esperienze positive non mancano e il caso dell’impianto di Milano Nosedo ne è un esempio, come ricorda Francesca Pizza e come testimoniano i 5 m3/acqua/secondo che escono dal depuratore e vengono messi a disposizione dell’agricoltura lombarda.

Una corsa verso l’eccellenza che vede impegnate in prima persona realtà importanti come Aliaxis, nel contribuire alla realizzazione di impianti efficienti sotto il profilo operativo e in linea con le esigenze ambientali delle zone in cui operano. Stefano Carrea, Segment manager infrastructure di Aliaxis lo dimostra parlando dell’esperienza maturata nell’impianto di Servola (Ts) dove, grazie alla tecnologia oggi disponibile, il depuratore “parla con il mare” e garantisce un flusso orario di 100mila m3/ora.

Se la tecnologia è pronta a nuove sfide, la normativa a volte complica la vita di chi si deve occupare della materia, come ricorda Luca Zucchelli della Regione Lombardia, che a Watec Italy evidenzia l’importanza di considerare anche i concimi organici nell’ambito dell’economia circolare, promuovendo un maggiore utilizzo di nutrimenti riciclati od organici. Un concetto chiaro che però l’attuale quadro legale, fra norme europee, leggi italiane e disposizioni regionali non sempre risulta attuabile, rendendo difficile il destreggiarsi fra prodotti che a volte sono rifiuti, ma volte diventano per il legislatore fertilizzanti, compost o digestato.

Questioni legali a parte, dal dibattito scaturito durante Watec Italy è emerso però un aspetto globale, visto che in tutto il mondo il tema della disponibilità di risorse idriche è al centro della discussione, con un importante focus sulle barriere per rendere l’impiego delle acque reflue depurate una realtà economicamente sostenibile. Valentina Lazarova, responsabile dell’Iwa Specialist Group Water Reuse, non è infatti preoccupata degli aspetti tecnici, ma della sostenibilità economica del sistema. “La tecnologia esiste e fra membrane, raggi Uv, ozono e altri processi oggi possiamo trattare qualsiasi tipo di refluo con successo. Il nodo è quello dei costi, perché mentre un impianto che serve una grande città riesce a spalmare i costi su una base molto ampia, i piccoli centri urbani hanno difficoltà sotto il profilo economico, aprendo un altro fronte, forse addirittura più limitante degli altri”.

Ma non ci si può fermare perché il futuro del pianeta passerà inevitabilmente da un impiego efficiente e razionale delle acque reflue. E l’esperienza di Yaron Ben Ari, chairman di Watec dal 2006 e moderatore del dibattito a Cremona, lo testimonia con chiarezza, visto il livello di efficienza raggiunto dall’agricoltura israeliana nella gestione di una risorsa preziosa, quanto limitata, come l’acqua.

Un monito a continuare in questa direzione, sempre aperti a nuove sfide.

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