Più salati e più torbidi, così i grandi  fiumi vivono i cambiamenti climatici
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Più salati e più torbidi, così i grandi fiumi vivono i cambiamenti climatici

Che i cambiamenti climatici possano produrre un pesante impatto sui volumi di acqua disponibile per gli usi civili, industriali e agricoli, non è una novità. Così come non è una novità che tale problema potrà riguardare in particolar modo alcune regioni italiane, in particolare del Mezzogiorno, ed essere invece di minore entità laddove c’è abbondanza di fonti e corsi d’acqua.

Non è solo una questione di invarianza idraulica, tema che verrà discusso durante Watec Italy, il salone che sarà ospitato da CremonaFiere dal 23 al 26 ottobre, ma anche di qualità delle acque.

Interessante, al proposito, alcuni recenti studi dell’Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto per monitorare l’andamento della disponibilità di acqua nei corpi idrici sotterranei, in quelli superficiali e nei ghiacciai.

Ebbene, ad eccezione della drastica cura dimagrante subita dalle nevi perenni delle Dolomiti (-45% negli ultimi 100 anni, con un decremento in forte accelerazione dagli anni ’80 in poi), i dati finora raccolti dall’Arpav evidenziano come i cambiamenti climatici in corso non stiano influendo sulle quantità d’acqua disponibili nelle falde profonde o che fluiscono in superficie.

Piuttosto, il verificarsi di intense precipitazioni alternate a lunghi periodi siccitosi sta ponendo un problema di qualità dell’acqua, con potenziali ripercussioni a livello agronomico, specialmente per le colture più sensibili alla salinità.

In corrispondenza dei periodi di secca, i grandi fiumi subiscono infatti “l’ingresso del cuneo salino” dal mare, mentre in occasione delle precipitazioni alluvionali, i corsi d’acqua superficiali subiscono un forte incremento della torbidità e il deposito di importanti quantità di ghiaia.

È quello che è successo ad esempio con Vaia, la tempesta di pioggia e vento che a fine ottobre 2018 ha flagellato il nordest dell’Italia, sradicando intere foreste. Purtroppo la tempesta ha anche provocato il deposito nei fiumi di oltre 20 milioni di metri cubi di ghiaia e questo pone il rischio di future esondazioni, richiedendo interventi di manutenzione straordinaria i cui costi oggi superano spesso le disponibilità della Pubblica Amministrazione e dei Consorzi di bonifica.

Se passate da Watec Italy potrete partecipare ad una serie di dibattiti in cui si definiranno le strategie per la gestione della risorsa idrica nel medio periodo. Restate sintonizzati.

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